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mercoledì 15 ottobre 2014

Chili da leccarsi i baffi tra storia e curiosità

Il Chili, nonostante il nome latino e le convinzioni di molti, non è un piatto messicano ma totalmente americano. Prova ne sia il fatto che, oltre a non apparire in Messico se non nei ristoranti per turisti, nel Diccionario de Mejicanismospubblicato nel 1959 il chili con carne viene definito: “cibo detestabile che viene fatto passare per messicano, venduto negli Stati Uniti dal Texas a New York”!
Ma allora come è nato il chili e dove? 
Nel 1918 tale Frank Tolbert era proprietario di una serie di ranch in Texas e più tardi anche di una catena di ristoranti di chili nell'area di Dallas e collaborò persino ad istituire l'annuale World Championship Chili Cookoffs di Terlingua.
Nel '53 scrisse un libro che divenne un vero testo-culto: A Bowl of Red. 

Nonostante non fosse propriamente un manuale di cucina, il libro conteneva anche alcune ricette di chili che sono diventate dei classici e soprattutto raccontava come, secondo l’autore, il chili avesse avuto origine nella cultura delle chili queens, le popolane ispaniche della San Antonio di fine '800.
Queste donne preparavano in casa uno stufato con i ritagli di carne disponibili, lo insaporivano con abbondante peperoncino ("chili" il spagnolo) , lo portavano in piazza con carretti colorati, scaldandolo con fuochi di sterpi e illuminandolo la sera con lanterne a tinte sgargianti, per poterlo vendere a soldati, cowboys e frequentatori del mercato e raggranellare qualche soldo. Il nome della spezia distintiva di quelle preparazioni secondo Tolbert passò dunque ben presto ad indicare l'intera pietanza.
La tradizione durò fino al 1937, quando una normativa sanitaria, largamente caldeggiata dai ristoranti ufficiali, vietò la vendita di chili per strada senza un'adeguata igiene. Solo negli anni ’80 la città di San Antonio si rese conto dell’importanza di quella tradizione e rese tributo al chili, nel frattempo divenuto piatto nazionale del Texas, con una ricostruzione storica annuale, il Return of the Chili Queens Festival che da allora si tiene ogni anno a maggio durante le celebrazioni per il Memorial Day .
Altra possibile teoria è che le mogli dei nuovi coloni provenienti dalle isole Canarie cucinassero un loro piatto tipico, il puchero: uno stufato di carne che qui diventava speziatissimo poiché aggiungevano i prodotti locali come il peperoncino creando probabilmente un vero antenato del chili con carne. 
La ricerca porta però verso tracce ben precedenti al Texas, che si ritrovano non solo nella storia ma anche nell'immaginario popolare. L’abbinamento tra carne e peperoncino era probabilmente già conosciuto dalle popolazioni native. Un detto indiano sostiene che “il chili viene cucinato da quando è stato inventato l’inverno”. Sembra in realtà che alcuni soldati di Cortéz avessero imparato a cuocere una sorta di chili dagli Aztechi e che lo abbiano a loro volta insegnato ai Nativi dei territori del Nord, mentre secondo un’altra teoria, considerato un conforto per il corpo e per lo spirito, i primi missionari spagnoli ne offrissero una scodella in premio agli indigeni convertiti. 
Di tutto ciò però al momento non risultano testimonianze, nonostante molti storici si siano appassionati alla questione. Certo è che la nascita del chili lega fortemente le popolazioni indigene e quelle spagnole.

venerdì 6 dicembre 2013

Colazione o merenda??

Io amo questa tortina perchè è perfetta sia per una colazione che per una merenda.. senza glutine, senza grassi alcuni... davvero gustosa ^_^ .
La prima volta che l'ho sperimentata mi son presa un mezzo colpo.. credevo di dover buttar tutto l'impasto e poi di averla bruciata..e invece ... 

TORTA DI MAIS SENZA GLUTINE E SENZA GRASSI


INGREDIENTI:

200 gr di farina di mais fioretto
500 ml di latte vegetale (per questa ricetta prediligo un gusto neutro tipo quello di soia, ma se vi piace il gusto dolce vanno benissimo anche quello di mandorle o riso)
1 manciata di uvetta 
1 cucchiaino di cacao amaro in polvere 
1 cucchiaio di farina di cocco 
1 cucchiaino scarso di cannella in polvere
4/5 noci tritate grossolanamente
2 cucchiai di zucchero di canna integrale BIO

Incorporare il latte alla farina lentamente per evitare grumi e poi aggiungere tutti gli altri ingredienti. 
Rivestire uno stampo da plumcake di carta forno e versarvi il composto. Non preoccupatevi se il composto vi sembra molto liquido.. è proprio così !!
Infornate a temperatura elevata 180°/200° per almeno 1 oretta circa, ma molto dipende dal vostro forno quindi verificate ogni tanto. Lasciatela poi riposare e stemperare. Questa tortina ci mette davvero molto tempo per cuocersi..e ci sarà un momento in cui crederete di averla bruciata perché sopra si formerà una crosticina scura... vedrete che invece il dolce otterrà una consistenza simile ai dolci "Made in UK" e preparati col latticello ... rimane morbido e asciutto proprio come in foto e si mantiene per qualche giorno fuori frigo; io la lascio direttamente nello stampo e la sporziono di volta in volta :-D 

NG (NOTAGUSTO) : potete sostituire l'uvetta con dei cranberry essiccati o altra frutta essiccata se preferite. 

martedì 12 novembre 2013

..quando è la zuppa a dirti che è Autunno

Una pianta relativamente nota e già coltivata in tutta l'America centrale, soprattutto da parte dei Maya che ne utilizzavano i chicchi secchi o lessati e che per primi realizzarono la farina, cuocendola seppur artigianalmente, proprio come si fa oggi con la polenta.
Il mais era noto da millenni in alcune aree del Messico, era la base dell'alimentazione maya ed era coltivato non solo nei campi ma anche nelle valli e sui versanti rocciosi. Veniva preparato e consumato in molti modi diversi, ad esempio sotto forma di tortillas o di tamales e per la preparazione del atole, una bevanda calda.
Essenziale alla sopravvivenza delle civiltà mesoamericane, il mais aveva un ruolo di primo piano anche nella mitologia, nella religione e nelle cerimonie rituali. Gli Atzechi, i Maya e gli Incas conferivano all'imperatore Montezuma migliaia di tonnellate di mais.
Non a caso il quarto dei diciotto mesi dell'antico calendario atzeco viene consacrato proprio al mais. Antichi riti propiziatori legati alle varie fasi della sua semina, del raccolto e della successiva tostatura testimoniano l'importanza che i dorati chicchi avevano nelle abitudini alimentari di quegli antichi popoli. Ai quali nel corso dei secoli se ne affiancarono molti altri: le tribù seminomadi del Nord e Sud America, ma anche i cileni e gli argentini e alcune popolazioni caraibiche.
Spetta dunque a Colombo il primato dell'importazione in Europa del mais, chiamato anche "granturco" fino ai nostri giorni.
Primato contesogli negli scritti degli storici di più epoche dai navigatori scandinavi che, si dice, lo caricarono per primi sulle loro navi nel corso delle lunghe esplorazioni transoceaniche. Dalle Americhe all'Europa il balzo del mais nel nostro continente fu rapidissimo.
Già nel 1525 il suo uso era diffuso in Spagna ed in Portogallo. In Italia fu prima la Campania ad adottare questo tipo di coltivazione, poi seguita da Veneto ed Emilia.
Il mais entrò nella tradizione alimentare italiana dando vita a quella che si usa definire "la civiltà della polenta". Il mais, nella tradizione contadina di un tempo non lontano, rappresentava del resto non solo un prezioso alimento ma anche nelle sue parti di scarto come elemento della magra economia agreste.
L’etimologia della parola “mais” non è chiara.
Una delle ipotesi è che derivi da “mahiz”, nome col quale gli indigeni Arahuaco che Cristoforo Colombo incontrò sull'isola che battezzò Hispaniolaindicavano l'elemento dal quale traevano tanta parte della loro alimentazione. Quelle popolazioni, infatti, sfruttavano il mais in maniera razionale, totale, non ne buttavano via una sola parte: con spighe, foglie e gambi facevano bevande alcoliche, preparavano zucchero, nutrivano il bestiame e ricoprivano i tetti delle capanne; le pannocchie, se mature al punto giusto, venivano abbrustolite sul fuoco o macinate fino ad ottenere una poltiglia gialla, grossolana antenata dell’attuale farina da polenta.
Le pannocchie di mais ancora verdi, invece, venivano bollite o cotte sotto la cenere.

ZUPPA DI MAIS SAPORITA


INGREDIENTI
Dosi per due persone

1 confezione di mais precotto a vapore sottovuoto (possibilmente BIO e locale) *
3/4 patate medio-piccole
panna da cucina vegetale di soia (facoltativa ma consigliata) 
olio evo 
sale
paprika dolce
noce moscata

* se riuscite a trovare una pannocchia fresca ancora meglio ^_^ .. ne basta una grande

Per prima cosa pelare e tagliare le patate a pezzettini e poi sgranare con un coltello o con le mani il mais precotto e mettere da parte i chicchi. In un tegame senza troppa acqua mettere sia le patate sia il tutolo (torsolo della pannocchia) che resta del mais a bollire in acqua per circa 10 minuti e comunque le patate devono rimanere sode e non spappolarsi del tutto (fate la prova forchetta).
Aggiungete in acqua un filo d'olio evo e regolate di sale. Regolatevi con la quantità di acqua perchè sarà poi la dose della vostra stessa zuppa.Quando le patate risultano cotte toglierne una e tagliarla a tocchetti e lasciarla da parte ...occhio alle mani che brucia !!!!! 
Aggiungere ora al tegame i chicchi di mais (lasciarne da parte qualcuno) e un filo di panna vegetale di soia. Amalgamare bene il tutto e appena riprende il bollore spegnere e togliere il tutolo del mais; poi col mixer ad immersione frullare fino a creare la densità desiderata per la zuppa. 
Aggiungere le spezie: una grattata di noce moscata ed una spolverata di paprika dolce. Aggiungere anche i chicchi di mais ed i tocchetti di patata lasciati da parte prima. A questo punto potete solo se necessario regolare ulteriormente di sale ed olio ed amalgamare bene il tutto.
Impiattate e servite la zuppa bella calda e decorate con una ulteriore spolverata di paprika se vi piace.
NG (NOTAGUSTO) : se non volete utilizzare la panna potete anche ometterla. La zuppa risulterà meno densa e più liquida, ma il sapore non cambierà quasi per nulla.