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mercoledì 15 ottobre 2014

Chili da leccarsi i baffi tra storia e curiosità

Il Chili, nonostante il nome latino e le convinzioni di molti, non è un piatto messicano ma totalmente americano. Prova ne sia il fatto che, oltre a non apparire in Messico se non nei ristoranti per turisti, nel Diccionario de Mejicanismospubblicato nel 1959 il chili con carne viene definito: “cibo detestabile che viene fatto passare per messicano, venduto negli Stati Uniti dal Texas a New York”!
Ma allora come è nato il chili e dove? 
Nel 1918 tale Frank Tolbert era proprietario di una serie di ranch in Texas e più tardi anche di una catena di ristoranti di chili nell'area di Dallas e collaborò persino ad istituire l'annuale World Championship Chili Cookoffs di Terlingua.
Nel '53 scrisse un libro che divenne un vero testo-culto: A Bowl of Red. 

Nonostante non fosse propriamente un manuale di cucina, il libro conteneva anche alcune ricette di chili che sono diventate dei classici e soprattutto raccontava come, secondo l’autore, il chili avesse avuto origine nella cultura delle chili queens, le popolane ispaniche della San Antonio di fine '800.
Queste donne preparavano in casa uno stufato con i ritagli di carne disponibili, lo insaporivano con abbondante peperoncino ("chili" il spagnolo) , lo portavano in piazza con carretti colorati, scaldandolo con fuochi di sterpi e illuminandolo la sera con lanterne a tinte sgargianti, per poterlo vendere a soldati, cowboys e frequentatori del mercato e raggranellare qualche soldo. Il nome della spezia distintiva di quelle preparazioni secondo Tolbert passò dunque ben presto ad indicare l'intera pietanza.
La tradizione durò fino al 1937, quando una normativa sanitaria, largamente caldeggiata dai ristoranti ufficiali, vietò la vendita di chili per strada senza un'adeguata igiene. Solo negli anni ’80 la città di San Antonio si rese conto dell’importanza di quella tradizione e rese tributo al chili, nel frattempo divenuto piatto nazionale del Texas, con una ricostruzione storica annuale, il Return of the Chili Queens Festival che da allora si tiene ogni anno a maggio durante le celebrazioni per il Memorial Day .
Altra possibile teoria è che le mogli dei nuovi coloni provenienti dalle isole Canarie cucinassero un loro piatto tipico, il puchero: uno stufato di carne che qui diventava speziatissimo poiché aggiungevano i prodotti locali come il peperoncino creando probabilmente un vero antenato del chili con carne. 
La ricerca porta però verso tracce ben precedenti al Texas, che si ritrovano non solo nella storia ma anche nell'immaginario popolare. L’abbinamento tra carne e peperoncino era probabilmente già conosciuto dalle popolazioni native. Un detto indiano sostiene che “il chili viene cucinato da quando è stato inventato l’inverno”. Sembra in realtà che alcuni soldati di Cortéz avessero imparato a cuocere una sorta di chili dagli Aztechi e che lo abbiano a loro volta insegnato ai Nativi dei territori del Nord, mentre secondo un’altra teoria, considerato un conforto per il corpo e per lo spirito, i primi missionari spagnoli ne offrissero una scodella in premio agli indigeni convertiti. 
Di tutto ciò però al momento non risultano testimonianze, nonostante molti storici si siano appassionati alla questione. Certo è che la nascita del chili lega fortemente le popolazioni indigene e quelle spagnole.

venerdì 10 ottobre 2014

I cereali che non conosciamo o conosciamo poco

Vedo che molti conoscono solo una piccola parte di cereali utilizzabili (tra questi una buona parte anche naturalmente priva di glutine per nostra fortuna) o comunque sanno poco su cosa sono e come vanno trattati in cottura, quali sono gli utilizzi migliori che ne posson fare in cucina, le proprietà, etc...
Ecco allora qui una piccola GUIDA che già alcuni di voi mi chiedon da tempo ^_^

COUS-COUS




Forse il più noto tra tutti il cous-cous è tipico del Nord-Africa ed è molto diffuso anche in Sicilia e Spagna. Si ottiene con un impasto di semola di grano duro (ATTENZIONE CONTIENE GLUTINE) e acqua, impastato a mano e poi setacciato fino a formare piccoli granelli. 
Contiene ferro, vitamine B e fibre.
La cottura tradizionale avviene nella coscoussiera, una particolare pentola bombata in cui vengono cotte carni e verdure, e sulla quale viene posto un recipiente forato in cui il cous cous si cuoce assorbendo i vapori del brodo sottostante.                                                                                     Attualmente la versione più diffusa in commercio è quella precotta e si prepara semplicemente versando il cous cous in acqua bollente salata o brodo vegetale (rapporto liquidi 1 a 2), poi basta spegnere il fuoco e lasciare coperto a riposare per appena qualche minuto (ne bastan 5). Sgranarlo poi coi rebbi di una forchetta. Il condimento è a vostro gusto, potete usare verdure saltate in padella, o cotte al vapore e condite, o ancora preparazioni più complesse. Una delle spezie che meglio di sposa col cous-cous è certamente il curry. E' ottimo da gustare sia come piatto freddo che caldo, oppure per accompagnare altre pietanze (come il riso bianco). 
BULGUR



Il bulgur (denominato anche bulghur, boulghour, boulgour, boulgoul, boulghoul, bulghul o bulgul) è originario della Turchia, è molto usato nella cucina medio orientale ed è generalmente consumato freddo. Si tratta di grano duro (ATTENZIONE CONTIENE GLUTINE) messo in ammollo fino alla germogliazione dei chicchi, poi cotto al vapore, essiccato e infine spezzettato. Essendo un cereale integrale è ricco di fibre e sali minerali, quindi molto nutriente.In commercio ne esistono diverse varianti, che dipendono dalla grandezza del chicco, e per la cottura quindi è opportuno fare riferimento alle indicazioni sulla confezione, poiché il processo di reidratazione del chicco è legato alla sua dimensione. Potete preparare ottime insalate fredde con verdure e spezie, inoltre il bulgur può essere utilizzato per i ripieni. Ha le stesse caratteristiche nutrizionali del frumento integrale: è quindi una buona fonte di fibrevitamine del gruppo B, fosforo e potassio. Ha un indice di sazietà piuttosto elevato, caratteristica comune a tutti i cereali integrali in chicchi.         Si può servire caldo come pilaf o freddo come Tabbouleh
MIGLIO
(naturalmente privo di glutine)


Il miglio è un cereale molto antico, originario dell’Asia Centro Orientale, coltivato anche dagli antichi egizi.Il miglio ha una composizione simile al frumento, ma non contiene glutine.
Questo è il cereale più ricco di vitamina A, contiene anche molti minerali, tra cui alcuni metalli rari e preziosi (manganese, zinco). Meriterebbe di essere sulla nostra tavola almeno una volta alla settimana, in granelli o in fiocchi.
Il miglio risulta avere degli ottimi effetti positivi per colesterolo, per le ossa, previene la formazione di calcoli biliari, ulcere dello stomaco e colite. Benefico per la vescica, per i reni, tratto gastrointestinale, sistema nervoso, denti e capelli.
Contiene zinco, fosforo, rame, fluoro, manganese, potassio, riboflavina, ferro, silicio, vitamine A, C ed E.
Per il suo alto contenuto di acido salicilico può essere considerato un vero prodotto di bellezza: ha infatti un’azione stimolante sulla pelle , sui capelli , sulle unghie e sullo smalto dei denti . Nei paesi orientali, dove è ancora largamente usato nell’ alimentazione quotidiana, uomini e donne possiedono capelli folti, brillanti e resistenti. 
Contiene vitamine del gruppo A e B, è decisamente facile da digerire e, visto il suo alto contenuto di lecitina e colina, è indicato per persone che svolgono attività intellettuali e agli organismi debilitati. Le sue proprietà lo rendono particolarmente consigliabile per le donne in gravidanza. 
Facile e rapido da cucinare, il miglio ha un caratteristico sapore dolce e gradevole che lo rende particolarmente appetitoso.
Prima della cottura il miglio va accuratamente lavato con acqua fredda per eliminare polvere ed eventuali impurità come pagliuzze, altri semi, etc. Deve essere sciacquato alcune volte fino a quando l’ acqua non sarà pulita e limpida. 

Spiga di miglio
Riscaldare i semi di miglio in una padella asciutta, e quando cominciano a rosolare, aggiungere il doppio del volume di acqua bollente. Fate cuocere lentamente per una ventina di minuti.Sale dopo la cottura. 
Lo si può cuocere anche al vapore, se messo in ammollo in acqua tiepida 12 ore prima. Cuocere circa 30 minuti al vapore. 

Cotto in un modo o nell’altro, va molto bene con piatti di verdure. È inoltre possibile utilizzare freddo come ingrediente base di un insalata, o come base per l’imbottitura verdure.


QUINOA
(naturalmente priva di glutine)



La Quinoa risale a 3-4000 anni fa, quando gli Incas per primi si resero conto che il seme di quinoa è idoneo al consumo umano. Gli Incas credevano che aumentasse la resistenza dei loro guerrieri e veniva definito il grano del futuro.
Considerato un SUPER FOOD come anche l'amaranto. possiamo raggruppare i benefici per la salute della quinoa in queste 7 punti:

1. La quinoa è ricchissima di proteine. È una proteina completa contenente tutti nove amminoacidi essenziali.
2. Contiene quasi il doppio delle fibre della maggior parte di altri cereali. Contribuisce anche a prevenire le malattie cardiache riducendo la pressione sanguigna alta e il diabete. Le sue fibre abbassano i livelli di colesterolo e di glucosio, riducono il rischio di emorroidi e possono aiutare anche a perdere peso in quanto, la quinoa richiede più tempo per la masticazione rispetto ad altri alimenti, da un senso di sazietà maggiore ed è meno calorica.

3. Contiene ferro, aiuta a mantenere sani i nostri globuli rossi alla base della formazione dell’emoglobina. Il ferro trasporta l’ossigeno da una cella all’altra e fornisce ossigeno ai muscoli.
4. Quinoa contiene lisina. La lisina è essenziale principalmente per la crescita e la riparazione dei tessuti.
Quinoa rossa
5. La quinoa è ricca di magnesio. Il magnesio aiuta a rilassare i vasi sanguigni e quindi è utile per alleviare l’emicrania. Anche il magnesio può ridurre diabete di tipo 2 attraverso il controllo di zucchero nel sangue. Altri benefici per la salute legati alla presenza di magnesio comprendono la trasmissione degli impulsi nervosi, la regolazione della temperatura del corpo, disintossicazione, produzione di energia, e la formazione di ossa e denti sani.
6. La quinoa è ad alto contenuto di riboflavina (B2). Migliora l’energia del metabolismo cerebrale B2 e le cellule muscolari, ed è conosciuta anche per contribuire a creare la corretta produzione di energia nelle cellule.
7. Quinoa ha un alto contenuto di manganese. Il manganese è un antiossidante, che aiuta a prevenire i danni dei mitocondri durante la produzione, così come l’energia per proteggere i globuli rossi e le cellule da infortuni dai radicali liberi.
La quinoa essendo poi completamente priva di glutine, rappresenta un alimento perfetto per chi soffre di celiachia ed è particolarmente facile da cucinare e da gustare tutto l’anno perché è versatile e leggera. Si può usare per riscaldare minestre invernali o insalate estive rinfrescanti. Basta assicurarsi di sciacquare bene la quinoa e poi cuocerla in acqua per 15 min max.


GRANO SARACENO
(naturalmente privo di glutine)



Il grano saraceno o grano nero, Fagopyrum Esculentum della famiglia delle Poligonacee, non è un cereale, è una pianta nota sin dal medioevo; è in realtà una pianta erbacea appartenente alla famiglia Polygonaceae, come acetosa, rabarbaro o bistorta.
Il grano saraceno annovera tra le sue proprietà la capacità di fornire energia e vigore fisico, le sue proteine hanno il più alto valore biologico del regno vegetale, contengono gli otto amminoacidi essenziali in proporzione ottimale, mentre nei cosiddetti cereali “veri” questi aminoacidi essenziali sono presenti in percentuale minore. Il contenuto in proteine è decisamente elevato, 14,1% contro 9,2% del frumento tenero e 8,5% della farina di mais. E’ qualitativamente superiore al riso, al frumento e al mais, soprattutto perché ha un indice glicemico più basso ed è più proteico.
Fagopyrum Esculentum (pianta)
Il grano saraceno è una buona fonte di fibre e di minerali, soprattutto magnesio, manganese, calcio e fosforo, ha un indice di sazietà abbastanza elevato per l’alto contenuto in proteine ed è privo di glutine. Il suo utilizzo in sostituzione di altre farine, può aiutare ad abbassare il colesterolo e a regolare i livelli glicemici nel sangue. Il grano saraceno è un alimento molto equilibrato, ricco in ferro, vitamina B e vitamina E, adatto nel recupero fisico, aiuta ad eliminare dall’organismo i liquidi in eccesso ed ha una notevole azione rivitalizzante su reni, cuore e ghiandole sessuali. Il consumo di grano saraceno, grazie al suo alto valore proteico simile a quello della carne e della soia, è anche consigliato in caso di deperimento fisico.

In Asia è sempre stato apprezzato per il suo valore nutrizionale. 
Frutto del grano saraceno: ACHENIO
La preparazione di base è semplice e veloce, anche se c’è chi consiglia un pre-ammollo. Semplicemente devono essere cotti in acqua, brodo, o quello che volete, con un pizzico di sale da 15 a 20 minuti. La percentuale è di due volte il volume del liquido e vedrete dopo la cottura il grano aperto.

E’ un tipo di grano che si abbina bene con qualsiasi ingrediente, in particolar modo con i sapori delicati.


AMARANTO
(naturalmente privo di glutine)



L’Amaranto, alimento basilare per l’alimentazione degli Aztechi e Incas, è una pianta originaria del centro America, dai chicchi commestibili e usualmente consumati come cereali.
Si stima che questa pianta entri a far parte dell’agricoltura già 10.000 anni fa. Considerato un SUPER FOOD come la quinoa.
I Maya lo usavano come coltivazione ad alto rendimento e ne apprezzavano il valore nutrizionale mentre il suo uso presso gli Atzechi era legato ai riti religiosi. Gli Incas, infine, lo definivano “kiwicha” (piccolo gigante) e ne apprezzavano principalmente il suo potere curativo.
Fu proprio il forte collegamento di questa specie ai riti religioso-indigeni che portò i conquistatori,  in particolare i missionari cristiani, a lottare contro la coltivazione dell’amaranto che fu bandita così come i riti stessi. Questo causò la scomparsa dell’amaranto nella Mesoamerica e la sua coltivazione fu conservata solo in poche altre regioni.
I conquistatori erano convinti che il ruolo nutritivo dell’amaranto potesse essere sostituito dal grano europeo, ma in realtà loro ignoravano le enormi qualità nutrizionali di questo prodotto e la sua funzione fondamentale nella dieta alimentare delle comunità locali.
Per molto tempo è stato dimenticato; attorno al 1960 è stato riscoperto negli USA, e viene comunque coltivato anche in altre parti del mondo. È coltivato anche a scopo ornamentale. Si riconosce dal colore rosso cupo (chiamato proprio rosso amaranto). Non facendo parte delle Graminacee non è un cereale, come non lo sono grano saraceno, quinoa e manioca.
Pianta di Amaranto
Ha un sapore delicato, leggermente dolciastro, è ricco di proteine, fino al 16% ed ha elevato valore biologico contenendo, rispetto ai cereali, il doppio di lisina, un amminoacido essenziale.

L’Amaranto ha un elevato contenuto di calcio, fosforo, magnesio e ferro ed ha un alto contenuto di fibre. Essendo privo di glutine è indicato per l’alimentazione di chi è affetto da morbo celiaco, o ha problemi intestinali, ma anche ai bambini nel periodo dello svezzamento. È convenientemente usato spesso come base per le pappe dei bambini o come ingrediente pregiato di minestroni di verdura per convalescenti ed anziani.
La cottura è molto semplice: immergerlo in acqua 1/2 - 1/3 circa e farlo cuocere a fuoco lento col coperchio per circa 30 minuti.


SORGO

(naturalmente privo di glutine)


Il sorgo (Sorghum vulgare Sorghum bicolor ), o anche saggina, è una pianta erbacea annuale appartenente alla famiglia delle graminacee.
Coltura alimentare importante in Africa, America Centrale e Asia Meridionale, è il quinto cereale in ordine di importanza dopo il granoturco (o mais), il riso, il frumento (o grano) e l’orzo. Tra le colture alimentari, è una delle più resistenti alla siccità ed al calore, caratteristica questa che la rende particolarmente interessante nelle regioni aride, nelle quali costituisce uno degli alimenti di base della popolazione.
Il sorgo rappresenta una valida alternativa al mais, nella produzione di granella e di foraggi, in quelle aree non irrigue e con scarse o erratiche precipitazioni estive in cui non è lecito attendersi buoni risultati da una coltura di mais.
Lo si coltiva quindi sia nelle colture di sussistenza dei paesi meno avanzati e in quelle di progresso dei paesi industrializzati.
Il sorgo è stata una delle prime piante ad essere coltivata. Probabilmente originario dell’Etiopia, si è diffuso prima in Asia e Europa e più recentemente in America ed Australia. Era già conosciuto in epoca greco-romana.
Il nome italiano di questo cereale deriva dal latino parlato Sŭrĭcum (granum) o grano di Siria, esso viene anche chiamato dùrra e mélica.
Il sorgo è una pianta erbacea annuale. Il suo aspetto è simile a quello del mais. La pianta può raggiungere un'altezza compresa tra uno e tre metri ed oltre; ha un fusto cilindrico, con foglie piatte e lunghe, che porta infiorescenze costituite da panicoli terminali di dimensioni e forma molto differenziate. Esistono tipi con panicolo compatto, spargolo o reclinato. L’infiorescenza raggruppa spighette con uno o due fiori bisessuali. Può apparire bianco, giallo, bruno, rossiccio, e bruno-violaceo.
Pianta del Sorgo
Come negli altri cereali, la granella del sorgo è costituita essenzialmente di amido (intorno al 70%). Il tenore in proteine (10,4% di parte commestibile) è comparabile a quello del mais (9,2%) e del frumento (10,6%). Il contenuto in grassi grezzi del sorgo è del 3%, superiore a quello del grano, ma inferiore a quello del mais; 100 grammi di sorgo forniscono 329 kilocalorie contro le 358 del mais e le 348 del grano.
Il sorgo è ricco di vitamine del complesso B. Certe coltivazioni di color giallo contengono beta-carotene suscettibile ad essere trasformato in vitamina A dall’organismo umano. Esso è inoltre ricco in antiossidanti, che si reputa contribuiscono a ridurre i rischi di cancro, diabete, disturbi cardiaci. Il sorgo, inoltre, non contiene elementi biotecnologici che ne facciano un organismo transgenico o geneticamente modificato. 
Naturalmente privo di glutine lo si usa sia in chicchi che macinato in farina.
Adatto per pane in genere non lievitato, tortillas, gallette, polenta, semolini, pappe, stufato tipo couscous o bollito tipo riso, fritture, adatto anche per dolci e per tutti i prodotti privi di glutine.



lunedì 14 aprile 2014

Metti la quinoa a tavola

A richiesta posto questa ricettina sfiziosa che avevo  messo solo nella pagina facebook ma che ho visto riscuotere un certo interesse.... nulla di complicato ^_^ .

INVOLTINI DI VERZA CON QUINOA E RELATIVE POLPETTINE





Far cuocere la quinoa come per il couscous o il miglio ad assorbimento d'acqua con carote,cipollotto o tropea, salvia e rosmarino, Regolare di olio evo, sale e pepe e se piace curcuma .
Far asciugare bene tutti i liquidi e lasciar riposare un po' in frigo. (basta poco) 
Intanto prendere delle foglie larghe di verza e tuffarle appena in acqua bollente e aceto giusto il tempo che inteneriscano, ma non si devono spappolare altrimenti non si gestiscono più. 
Poi le si adagia su carta assorbente e le si fa intiepidire. 
Prendere le foglie e posarvi un pugno di quinoa ben strizzata con le mani e farci gli involtini. 
Riporle nella teglia su cui nel fondo è bene mettere un filo d'acqua e olio e lasciarle in forno caldo fino a che formano un po' di crosticina sopra. A metà cottura irrorare con un filo d'olio evo e un po' di spezie o di erbette.


Siccome di quinoa ne avevo in abbondanza ho deciso di far anche delle polpettine super buone.
Alla precedente quinoa ho aggiunto un po' di farina di mais e qualche pezzetto di pomodoro secco. L'impasto diventa malleabile e si riescono a formare delle polpettine (più piccine sono più buone diventano) che si fanno rotolare in altra farina di mais e si friggono in padella oppure si cuociono al forno spennellandole sopra di olio così da far la crosticina.
Volendo nell'impasto si può aggiungere anche qualche foglia di verza avanzata e ben tritata nel mixer.

venerdì 31 gennaio 2014

in una serata uggiosa....

...che c'inventiamo in una serata uggiosa d'inverno?? Ho un po' di tempo in più (strano) e quindi penso di fare una bella portata VEG che funge da piatto unico/secondo + contorno :D


TORTINO VEG DI PATATE CON FUNGHI RIPIENI



PER IL TORTINO
dosi per 2 persone

3/4 patate medie lessate e spelate
2 carote piccine spelate
1 cipolla di tropea o cipollina fresca
piselli ( io li avevo freschi e messi in sacchettini in freezer) 150gr circa
prezzemolo secco
lievito alimentare in scaglie (di melassa per il senza glutine)
olio evo
sale e pepe
peperoncino (facoltativo)



In una ciotola capiente e dai bordi alti mettere le patate e schiacciarle bene bene con la forchetta. Mettere un po' d'olio e aggiungere i piselli , le carote sminuzzate finemente nel mixer e la cipolla tagliata a tocchettini fini. Iniziare ad amalgamare bene il tutto e a mano a mano aggiungere e regolare secondo gusto sale,pepe e peperoncino se vi piace. A questo punto aggiungere un po' di lievito alimentare e regolate di olio nel caso servisse. L'impasto deve risultare compatto ma non eccessivamente asciutto. Prendere una formina da plumcake e rivestirla di carta forno leggermente bagnata in modo che aderisca bene senza creare troppe grinze. Spennellare la carta forno con un po' di olio e versare l'impasto facendolo aderire bene e livellandolo con l'aiuto di una spatola o di un cucchiaio. Spennellare anche la parte superiore dell'impasto per evitare bruci e rimanga bella morbida ed infornare a 150° per 15 min. circa.


PER I FUNGHI 
dosi per 2 persone

10 funghi champignon crema
2 tazzine da caffè di quinoa
aglio in polvere (o fresco se vi piace)
olio evo
sale e pepe
prezzemolo fresco
vino bianco secco vegan ok


Lavare e pulire i funghi togliendo i gambi e sminuzzandoli a tocchettini fini nel mixer. In una padella mettere la quinoa che prima avrete sciacquato sotto acqua corrente con il triplo di quantitativo di acqua circa. Lasciar cuocere la quinoa ad assorbimento d'acqua aggiungendo quasi subito anche gambi di funghi tritati . Verso fine cottura sfumare con mezzo bicchiere di vino e aggiungere poi l'aglio in polvere, l'olio, il sale e il pepe secondo gusto. In ultimo aggiungere prezzemolo sminuzzato e togliere dal fuoco. Spennellare con olio evo le teste dei funghi sia all'interno che all'esterno e salare appena l'esterno. Adagiarle poi in una teglia con carta forno. Riempire l'interno dei funghi con la quinoa aggiungendo qualche ciuffettino di prezzemolo qua e là ed infornare a 180° per 15 min. circa. 
PS. Volendo si possono cuocere anche in padella, ma le tempistiche saranno logicamente più lunghe :D

martedì 26 novembre 2013

Metti un involtino a tavola

Solito dilemma serale... che cosa preparo stasera?? Per fortuna mi sono ricordata che al mercato all'ultima spesa fatta avevo preso delle belle foglie molto grandi di bieta con l'idea di farne dei fagottini o degli involtini ripieni e questa è la sera giusta.

INVOLTINI MAXI DI QUINOA E VERDURE 
( adattabile anche alla versione RAW ) 


INGREDIENTI:
per 4 involtini grandi

4 foglie di bieta molto grandi e integre
1 pomodoro cuore di bue grande
1 cetriolo
1 cavolo rapa
1 tazza circa di quinoa 
olio evo
sale
curry
aglio in polvere
senape di  digione

Per prima cosa mettere in una pentola dell'acqua a bollire e immergervi e scottare le foglie intere di bieta ben lavate in precedenza ed i relativi gambi tagliati grossolanamente per qualche minuto (proprio pochi, lasciarle giusto intenerire e non annerire, devono rimanere belle verdi). Toglierle e farle raffreddare lasciandole da parte. Attendere qualche minuto in più per i gambi e poi levarli e far raffreddare anch'essi. Sciacquare nel mentre bene la quinoa sotto il getto d'acqua con un colino dalle maglie strette (altrimenti essendo davvero molto piccina la perdete per il lavello ^_^ ) e poi metterla in una padella senza alcun condimento e farla tostare per pochissimo tempo; giusto quello necessario affinché si asciughi bene. Aggiungere acqua calda delle biete fino a ricoprirla e procedere così per circa una decina di minuti o comunque fino alla cottura desiderata. Regolare di olio e sale e aggiungere un cucchiaino di curry e una punta di cucchiaino di aglio in polvere. Condire bene il tutto e togliere dal fuoco facendo riposare la quinoa in padella. Sbucciare e tagliare a listarelle il cetriolo, il cavolo rapa ed il pomodoro.
Stendere sul piano di lavoro o sul tagliere una foglia di bieta adagiandola con cura e aprendola bene. Nella parte centrale mettere uno strato uniforme di qualche listarella di cavolo rapa e qualche tocchettino di gambo di bieta, fare poi uno strato leggero di quinoa e poi altro strato di cetriolo e pomodoro; terminare con qualche punta di senape qua e là. Richiudere verso l'interno i lati esterni della foglia e con cura arrotolarla su se stessa. Adagiarla sul piatto lasciando l'estremità finale a testa in giù in modo che non si apra. Ripetere il procedimento con le altre foglie.  


Le quantità elencate sono sufficienti a riempire 4 involtini. Questi non vanno "imbottiti" troppo altrimenti poi si sfalderanno o peggio ancora romperanno. Lo strato inoltre non dovrà essere solo al centro va diviso equamente vs la parte centrale. L'involtino risulterà comunque molto voluminoso e ricco. Garantito! ^_^


NG (NOTAGUSTO): volendo si possono creare allo stesso modo dei fagottini semplicemente chiudendo le estremità della foglia vs l'alto come per fare un sacchettino e chiudendoli magari con un filo bello lungo di erba cipollina . 

PER LA VERSIONE RAW :  far intenerire le foglie a bagnomaria con acqua tiepida oppure consumarle direttamente crude e utilizzare la quinoa germogliata al posto di quella in chicchi.