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lunedì 9 luglio 2018

Gazpacho sì, ma verde!

Contro al calura si sa bisogna abbondare di frutta e verdura freschi e privi di cottura.
Tra i miei piatti estivi preferiti ci sono quindi una serie di piatti freddi tra i quali le zuppe come il gazpacho la fanno da padrone soprattutto per serate con amici o per evitare di proporre solo insalate o varianti o impiegare più tempo in preparazioni crudiste in stile masterchef ;)
Le zuppe fredde possono sembrare complicate, ma in realtà sono estremamente semplici e di grande effetto!
Il classico gazpacho (l'originale è quello andaluso) a base di pomodori è ormai noto a tutti. Io qui vi propongo una versione alternativa ..verde! :-) Vediamo come.

GAZPACHO VERDE



INGREDIENTI
(dosi per 2 persone)

1 avocado maturo
2 cetrioli medio/grandi
1 mazzetto di prezzemolo
1 peperone verde (quelli a cornetto sono i migliori per questa ricetta)
acqua q.b.
olio evo q.b.
aceto di mele q.b.
sale e pepe
semi di sesamo per guarnire
fiori edibili essiccati per guarnire (facoltativi)


Lavare e pulire la verdura. Mettere tutto nel boccale e frullare a immersione il tutto. Guarnire con una spolverata di fiori edibili essiccati e semi di sesamo. Et voilà!

Acqua e condimenti vanno in base al Vs palato e a quando cremosa desiderate questa zuppa. Più acqua mettete più risulterà liquida e più olio mettete più densa e cremosa. Essendo però presente l'avocado che ha già i suoi grassi "sani" consiglio di non eccedere nell'utilizzo dell'olio poiché ne occorre davvero poco.


Se invece volete rimanere nel classico il mio personale GAZPACHO è qui spiegato il tutto: prendete la stessa ricetta ma evitate l'avocado. Al suo posto prendete pomodori belli succosi e maturi (tipo costoluti o cuori di bue) invece del peperone verde ne prendete uno rosso e fate lo stesso procedimento. Aggiungete però anche un po' di succo di limone e una mezza cipolla rossa di tropea e tuffate nella zuppa qualche cubetto di ghiaccio e 2 fette di pane appena tostate e bagnate appena con acqua olio e aceto di mele. Lasciate da parte qualche tocchetto di cetriolo e peperone e tuffate anche quelli nella zuppa. ...poi fatemi sapere! ;)





martedì 19 dicembre 2017

La mia Shepherd's Pie

La Shepherd's pie (letteralmente “sformato/pasticcio/torta del pastore”) è una ricetta tipica della tradizione culinaria anglosassone nata, come la maggior parte delle ricette popolari, dall'esigenza di fare economia e di non sprecare gli eventuali avanzi; basti pensare ai Muffin ad esempio sempre della cultura britannica : dolcetti del riciclo, molto spesso poco dolci ma perfetti per un riutilizzo intelligente della frutta o di avanzi anche salati.


La cottage pie viene chiamata così nel 1700 dopo che tra gli inglesi e gli irlandesi si diffuse un preparato a base di patate commercialmente alla portata dei più poveri: cottage era un termine colloquiale che indicava qualcosa di basso costo.
Si presentava in definitiva come un pasticcio di carne, dove una base di montone o agnello veniva ricoperta da uno strato croccante di patate. 
Nel corso del tempo la cottage pie è diventata torta del pastore, ovvero in inglese Shepherd's pie: siamo alla fine del 1800 e il nome della torta cambia in seguito alla consuetudine di utilizzare carne di manzo invece di montone e agnello. La carne di manzo era una carne estremamente diffusa in Inghilterra, alla base della gran parte di allevamenti pastorali, da qui il termine torta del pastore. 

Oggi è possibile trovare anche delle versioni vegetariane di questo piatto, considerato un vero comfort food inglese. 

Si tratta di una ricetta di umili origini che oggi è presente in vari Paesi del mondo in differenti versioni: Hachis Parmantier in Francia, Pastel de Papa in Sudamerica, etc.

La Shepherd's pie è un'idea originale, ricca e gustosa per un pranzo importante, la decorazione a ciuffi realizzata con il purè rendono questo piatto davvero scenografico. (consiglio di farli con una sac a poche per un evento importante e d'effetto).

Un ottimo piatto unico, molto nutriente, bello sostanzioso, spesso l'unico ad essere messo in tavola, soprattutto nella stagione più fredda dell'anno.

Il bello di questo piatto è che lo si può personalizzare e variare a seconda della stagionalità delle materie prime, dei gusti, o semplicemente della propria fantasia! 

Ma vediamo come fare.


SHEPHERD'S PIE (vegan e gluten free)


INGREDIENTI
(dosi per 8 persone)

PER LO STRATO DI PATATE
1.5 kg di patate dolci americane 
230/350 ml di latte vegetale senza zucchero
sale q.b.
olio evo q.b.
aglio in polvere
farina fioretto di mais e lievito in scaglie per spolverare

PER LO STRATO DI LENTICCHIE
230 g di lenticchie marroni o verdi
olio evo q.b.
1 cipolla grande (bianca o gialla) tritata
2 scalogni tritati
2 spicchi d'aglio tritato
2 carote medio grandi pelate e tagliate a tocchetti
2 ciuffi di prezzemolo fresco tritato
300 g di funghi champignon classici o crema lavati,puliti e tagliati a fettine sottili
timo,rosmarino,salvia q.b. 
1 cucchiaio di aceto balsamico
vino rosso vegan ok a sfumare (facoltativo)
½ tazza di brodo vegetale 
sale e pepe q.b.


Per prima cosa preparare il purè di patate dolci. Mettere una pentola con acqua a bollire. Pelare e tagliare le patate in cubotti di circa 3,5/4  cm. Quando l'acqua bolle immergervi le patate e farle cuocere per 15/20 minuti o comunque finché non risultano tenere con la prova della forchetta.

Togliere le patate dal fuoco e scolarle bene poi riporle in una grande ciotola. Schiacciarle bene bene con l'apposito utensile o se si vogliono fare dei buoni muscoli con una forchetta e taaanta pazienza. Aggiungere sale, aglio, latte e olio. Regolare di sapore secondo il proprio gusto e ottenere una buona consistenza (non deve essere papposo). 
**Questo procedimento si può fare anche il giorno prima (max due giorni prima) e conservare in frigo il purè.
Preriscaldare il forno a 180° e preparare una teglia sufficiente per 8 porzioni ungendola con un filo d'olio.

Per cuocere le lenticchie metterle -dopo averle sciacquate bene sotto un getto d'acqua corrente- in una padella non troppo grande con acqua giusto a livello per coprirle. Lasciar che l'acqua si riduca e coprire facendo cuocere per circa 20 minuti o comunque finché non risultano tenere. Quando sono pronte metterle da parte. 
**Anche questo procedimento può esser fatto giorni prima.

Ora prendere una padella e far imbiondire con un filo d'olio e un pizzico di sale la cipolla e lo scalogno per un paio di minuti, aggiungere poi l'aglio un altro minuto e poi le carote e il prezzemolo per un altro paio di minuti avendo cura di rigirare il tutto molto spesso in modo da non bruciare nulla. Aggiungere ora i funghi, le aromatiche (timo,rosmarino e salvia) e l'aceto. Regolare nuovamente di sale e lasciar cuocere i funghi poi sfumare col vino se lo si utilizza.
Aggiungere ora le lenticchie cotte in precedenza e il brodo. Scaldare e amalgamare bene bene. Se necessario regolare nuovamente di sale,pepe e aromi.
Ora mettere il composto con le lenticchie alla base della casseruola. 
Prendere il purè di patate preparato in precedenza e spalmarlo creando lo strato superiore della casseruola.
Spolverare con farina di mais fioretto e lievito in scaglie. Per finire un filo d'olio sopra.
Informare per 40/45 minuti o comunque finché non si forma una leggera crosticina sulla parte superiore.

NOTAGUSTO: la Shepherd's pie si conserva in frigo in contenitori ermetici per anche 3 giorni.
Le varianti che si possono fare sono infinite: ad esempio purè di sedano rapa o di patate viola (o il classico con le patate nostrane) e le lenticchie si possono unire ad asparagi, piselli o fagiolini. Sopra poi si possono mettere noci sbriciolate o altra verdura.



qui con variante di pomodorini e radicchio sopra e zucca al posto delle carote


mercoledì 13 dicembre 2017

Street food tutto italiano. Da nord a sud: panissa, panelle e crocchè

Le feste hanno radici lontane e prendono significato, valore e sapore in buona parte dal comportamento alimentare.
A ben riflettere infatti non è un caso che i cibi legati alle feste, e i rituali che li accompagnano, siano entrati a far parte del patrimonio gastronomico italiano. Il sentimento che li ha generati, quel sentire forte la festa, si è trasformato in una sorta di malinconia che rende ancora attuale, e necessario, il loro essere presente sulle nostre tavole.
Oggi è Santa Lucia - protettrice degli occhi - nativa di Siracusa (vedremo infatti come la tradizione si è ben sviluppata in sicilia) il cui culto e la notorietà si sono espanse velocemente anche in aree come l'America Latina, l'Africa e l'America del Nord. Reliquie della Santa sono presenti anche a Napoli, Roma, Milano, Verona, Padova, Lisbona, Nantes. Inoltre la tradizione di festeggiare Santa Lucia è molto diffusa anche nel Nord Europa, dove la sua festività preannuncia l'arrivo dei mesi di luce. 
In tutta la Sicilia il 13 dicembre non si mangia pane, ma in segno di penitenza soltanto legumi e verdure. Questa tradizione pare sia nata in memoria di una carestia che afflisse la Sicilia nel XVIII secolo e che finì proprio grazie all'intervento miracoloso della martire che convogliò sull'isola una flotta di navi cariche di frumento. A Leonforte, in provincia di Enna (ma oramai è usanza quasi ovunque sull'isola), in ricordo dell'avvenimento, dopo la messa, si mangia la cuccìa un dolce (forse di origine araba) dalla lunga preparazione, composta da grani di frumento cotti a lungo nell'acqua e conditi con ricotta, zucca, cannella, cioccolata in pezzi, zucchero e vin cotto. Un tipico dolce sacrale, di cui è uso mangiare tutto tanto che perfino le briciole non devono andare disperse, e si offrono agli uccellini perché il loro destino sia protetto. In realtà anticamente la devozione alla santa si manifestava mangiando, durante la sua festa, esclusivamente la cuccìa. (3.a persona singolare di “cucciàri”  che significa piluccare derivato da “cuocci” i granelli, briciole). Il nome Cuccia che si fa risalire al gre­co kykeó, miscela o bevanda a base di farina cui si aggiungevano formaggio, miele o vino indica la versione dolce.) Ecco perché di norma il frumento ci cuoceva con il sale e vi si aggiungevano i ceci, e si condiva il tutto con ricotta salata grattugiata e olio. La versione dolce di questo piatto è nata soltanto in un secondo momento.Tale uso non e’ che sia strettamente siciliano, lo troviamo un po’ dovunque nelle regioni meridionali (Calabria, Puglia, Basilicata e Sardegna compresa) basti pensare alla “pastiera”
Altro ingrediente principe della festa è il riso, che viene presentato sotto la classica versione delle arancine o sotto forme di minestre condite con gli sparaccieddi, i nostri broccoletti, o nel sontuoso riso alla palermitana, ricco timballo condito con melanzane. Insomma il riso sostituiva per l'intera giornata la pasta, e ogni sua variante, dolce o salata, era la benvenuta.
C'è poi la credenza che a chi si astiene dal mangiare cibi a base di farina la Santa conserverà per sempre la vista, così come quella che vuole che nutrendosi solo di verdure e senza pane, si potrà avere un'illuminazione sul nome e volto della futura sposa o dello sposo.
Il culto della santa si è diffuso nel Medioevo in tutta Italia dando vita ad altre credenze e usanze.L'antico patronato di santa Lucia sul solstizio, un momento magico perché segna la rinascita simbolica del sole, l'ha infine trasformata in una dispensatrice di doni per il nuovo anno in alcune zone dell'Italia nord-orientale. In alcuni paesi del Bellunese, del Trevigiano e del Veronese i bimbi preparano nella stanza dove dormono un piatto con fieno e semola per l'asinello, carico di doni, che accompagna Lucia nel suo giro per le valli. I genitori fanno loro un'unica raccomandazione: di addormentarsi presto e di chiudere bene gli occhi perché altrimenti la santa li accecherà gettando loro cenere. In Valsugana, invece, i ragazzi mettono sulle finestre piatti o scodelle con la crusca per l'asinello, aspettando i doni di Lucia, la quale punisce i più capricciosi lasciando loro, a guisa di ammonimento, una frusta. Nel Bergamasco fino a qualche decennio fa era usanza regalarsi dei dolci speciali, i badì dè dama, zuccherini grandi come una moneta e infiocchettati, che venivano poi legati ai due capi dei lacci delle scarpe depositate sul davanzale della cucina insieme con il fieno per l'asinello. E così via con tante altre tradizioni sparse per tutto lo stivale. Nella mia città ad esempio è anche protettrice dei fidanzati pertanto si usa regalare torre o mandorlato alla propria ragazza/fidanzata.
Ma veniamo ai piatti a cui mi sono dedicata e partiamo dalle PANELLE  e CROCCHE'  per poi arrivare alla PANISSA
Tipiche di santa Lucia sono anche le panelle. Pitrè, il grande folclorista siciliano, così le descrive “I venditori di panelle parano le loro botteghe a festa con panelle ben grosse pendenti attorno all'uscio o distese sopra bianche tovaglie. Sono le panelle come una pattona di farina di ceci; ricevono varie forme e il nome di pisci-panelli perché ab antico hanno la figura di pesci”.
Tipiche della cucina di strada palermitana, sono una ricetta antichissima, un cibo popolare presto apprezzato anche dai nobili del Regno delle Due Sicilie.
La storia delle Panelle si perde dunque nei secoli. In Occidente i ceci erano largamente usati in cucina già dai greci e in epoca romana, quando venivano cucinate come polenta, impastate con l’acqua. Si pensa che furono gli arabi, durante il periodo in cui dominavano la Sicilia (dal IX al XI secolo), a portare sull'isola un metodo per macinare i semi dei ceci per ricavarne una farina che veniva quindi mescolata con l’acqua e cotta sul fuoco in porzioni di piccole dimensioni prima di essere gustata. Forse queste prime Panelle vennero cotte dentro i tipici forni verticali che venivano usati all'epoca per cuocere il pane e solo durante il Tardo Medioevo, probabilmente sotto la dominazione francese, iniziano ad essere fritte poiché la dinastia Angioina pare ne fosse particolarmente ghiotta. Al di là delle origini e dei dubbi che ci offre la storia, è comunque nella città di Palermo che nacque la prima Panella moderna come cibo popolare. Ben presto però esse iniziano ad essere apprezzate anche dai nobili e dalla stessa Casa Reale Borbone, che regnava sul Regno delle due Sicilie.
Il Panellaro, in passato, guidava per le strade della città un carretto fornito di un fornello e una casseruola colma d’olio; oggi le Panelle si trovano ancora nei carretti mobili e nelle friggitorie a Palermo e in tutta la Sicilia.
Gli estimatori  preferiscono cospargere questi “croccanti  fazzoletti bollenti” di succo di limone spremuto “a vivo” .
Le panelle insieme alle “crocchè”  sono l’emblema della sicilianità. Un buon panino con le panelle e crocchè è il miglior spuntino da strada che si può gustare a Palermo, in grado di oscurare qualsiasi  “fast food” perché alla velocità del pasto unisce un sapore unico ed inconfondibile impossibile da trovare altrove.

CROCCHE' SICILIANE



 crocchè o cazzilli (per la loro forma “fallica” ebbene anche se fa sorridere è proprio così) si ottengono, dalla purea di patate bollite , cui si aggiunge prezzemolo o mentuccia, sale e pepe. Con le mani umide si formano delle “crocchette” della lunghezza di circa 5/6 cm che si friggono in abbondante olio di semi fino a quando non risulteranno ambrate.



PANELLE AL FORNO (versione light)

panelle al limone (le mie preferite) e crocchè in uno stand di street food siciliano
INGREDIENTI
(dosi per 3 persone)
200 g di farina di ceci
sale e pepe q.b.
2 bicchieri di acqua
prezzemolo fresco q.b. 
olio evo
Mettere l’acqua in una terrina, poi versate la farina di ceci a pioggia e con una frusta mescolate fino ad ottenere una pastella liquida ed omogenea, senza grumi.
Aggiungere sale,pepe e prezzemolo tritato e mescolare ancora, poi coprire il contenitore con un panno asciutto e lasciar riposare l’impasto per dai 15-20 ai 30 minuti circa.
Nel frattempo preriscaldare il forno a 200 gradi e, quando arriva a temperatura, versare la pastella liquida di ceci in una teglia larga ben oliata (non vi spaventate se la vedete molto liquida: servirà a renderla morbida dopo la cottura!), con l’aiuto di una spatola distribuite uniformemente l’impasto (deve essere molto basso, perché le panelle devono risultare sottili) e infornare per circa 25-30 minuti.
Quando la superficie dell’impasto sarà ben cotta e dorata toglliere dal forno e lasciar riposare qualche minuto, poi con una paletta tagliare la panella in tanti rettangoli e servire magari con una spruzzata di limone a vivo.
Verrà fuori una panella leggera e delicata, morbida dentro e croccante fuori: potete mangiarla così, oppure accompagnarla con verdure o altro!



PANISSA LIGURE (anche light)

Un pasto simile alla panella palermitana è la "fetta" savonese, che, a differenze della panella, viene tipicamente servita in mezzo a panini bianchi senza crosta, rotondi, piatti chiamati "focaccette"

“ Rifocilla molte persone al posto del pane “ dice un autore del tardo duecento riferendosi all'abbondanza di castagne,fagioli e panico. Proprio da quest'ultimo il “ panico “ , che si diffuse soprattutto nel nord Italia , prese il nome il panicium da cui derivano tutti i nome che ancora conosciamo come: panizza , panissa, paniscia , panicia , paniccia. Ben presto si sostituisce al panico il cece ,il frumento , l'orzo , il granoturco, molto più gustosi e morbidi al palato. Ma il nome resta anche se in ogni regione del Nord assume caratteristiche diverse. Così si va dalla panicia dell'Alto Adige con stinco di maiale , verdure e orzo ; alla paniscia del comasco con granoturco, burro e formaggio , per passare alla Liguria dove per prima però nasce la farinata. 
La leggenda narra che durante la battaglia della Meloria , nella stiva di un galeone genovese per un colpo di cannone, entrò acqua nella stiva bagnando il carico di farina di ceci. Questa poltiglia fu usata per sfamare i prigionieri , ma fu assaggiata anche dai genovesi, che trovandola gradevole la fecero diventare uno dei loro piatti preferiti. 
Più tardi come dicevamo nasce la panissa, inizialmente chiamata “ maniccia “ o nel ponente “ tavelle “ la nota polentina di farina di ceci condita con olio extra vergine, cipolla e aglio . 
Pittoresca la descrizione che ne fa il poeta Richero che dice: " La paniccia è buona in tutti i modi è un boccone da prete goloso non c'è niente , né pietanze, né primi che se ne possa dire tanto lo stesso che tu abbia fame o che tu non ne abbia niente ci sta sempre una scodella di paniccia." ahahahaha direi che ha reso bene l'idea ;)

Il vocabolo, al pari di panigaccio, origina da “panìco”, un cereale poverissimo, affine al miglio. La panissa era un piatto quaresimale, molto duttile come tutte le “polentine” appunto simile alle panelle palermitane. Anche questa prelibatezza culinaria la si trovava nelle antiche “Sciamadde” locali storici in cui veniva cucinata e servita la farinata insieme alle tipiche torte salate liguri. Tipico street food ligure.

INGREDIENTI: 
(dosi per circa 6 persone)
300 g di farina di ceci
1 l scarso d’acqua tiepida
olio evo
sale e pepe qb

In un’ampia casseruola antiaderente lavorare con una frusta la farina e l’acqua tiepida, lentamente, senza pause, in modo da sciogliere la farina e non creare grumosità specialmente lungo i bordi (se occorre, “filtrare” il composto). 
Aggiustare di sale e far riposare, coperto, un paio d’ore o più. 
Cuocere questa “polentina” circa un’ora a fiamma bassa esempre mescolando affinché non s’attacchi. Infine versarla in un vassoio unto d’olio o su piatto bagnato. Raffreddata, non in frigo, si può tagliare a cubetti e condirla subito con olio, pepe nero e cipollotto fresco tagliato fine, o anche con biete stufate. 
Oppure si può tagliarla a fiammiferi – ecco le panissette - e friggerla in abbondante olio bollente (ottimo anche quello di arachidi), nel qual caso poi è preferibile abbinare un bel bianco frizzante! 

NOTAGUSTO: la mia proposta light è di cuocerla nel forno invece che friggerla.

mi scuso per la foto, ma non sono riuscita a fare di meglio causa voracità commensali !!!


martedì 28 novembre 2017

Sandwich STONNATO

Che siate vegan o no questo sandwich Vi conquisterà!

La consistenza del tutto simile alla classica insalata di tonno e l'unione degli ingredienti (anche un po' sorprendente) Vi lascerà di stucco!

Ottimo come idea pranzo veloce in chiave light, come antipasto oppure come merenda golosa.

L'apporto proteico è buono e il panino risulta saziante.


SANDWICH VEGAN STONNATO


INGREDIENTI:
(dosi per circa 4 panini)

circa ½ tazza di cocco in scaglie essiccato e senza zuccheri aggiunti
(io qui ne ho utilizzato uno affumicato e garantisco la commozione al palato)
1 lattina di ceci cotti, scolati e sciacquati bene
3/4 cucchiai di maionese vegan
(dipende dal Vs gusto, potete anche utilizzare quelle aromatizzate alla curcuma, alle erbe aromatiche,etc..)
1 cucchiaio di latte vegetale non zuccherato
(meglio uno dal sapore neutro tipo di soia)
1 cucchiaio di salsa tahin
½ cucchiaio di lievito in scaglie
½ cucchiaio di senape
(se avete quella di Digione è la migliore)
¼ di cipolla rossa di Tropea tritata 
1 gambo piccolo di sedano tritato
1 cetriolino sott'aceto medio grande
1 ciuffetto piccolo di prezzemolo fresco tritato
pepe misto q.b.

IN AGGIUNTA MA FACOLTATIVI:
pomodoro maturo tagliato a fettine e foglie di lattuga o valeriana

PREPARAZIONE

Mettere il cocco in una padella antiaderente o similare e aggiungere una tazza d'acqua. Far cuocere fino a completo assorbimento dell'acqua e comunque fino a che il cocco risulta ben indurito,secco e si è leggermente imbrunito. Nel caso aggiungere altra acqua. Alla fine togliere dal fuoco.

Mettere in un mixer i ceci ed il cocco cotto. Tritare in modo da far diventare i ceci pezzetti grossolani (non una pasta o una cremina tipo hummus per intenderci !).

Mettere il composto in una terrina ed aggiungere tutti i restanti ingredienti (tranne il pomodoro e la valeriana) avendo cura di mescolare bene il tutto.

Servire tra due fette di pane abbrustolito e buon appetito!!!!

NOTAGUSTO: se preparato il giorno prima e lasciato riposare in frigo una nottata è ancora più buono!
Una buona variante la si ottiene anche utilizzando fagioli cannellini al posto dei ceci.



mercoledì 18 ottobre 2017

Dalla Grecia con sapore

L’altro giorno stavo mettendo ordine nella miriade di ricette trascritte in foglietti e sparse qua e là per casa quando mi è capitata tra le mani una ricettina di circa 3 anni fa quando andammo in ferie in Grecia e per l’esattezza nella meravigliosa isola di Kos all’estremo confine con la Turchia.

Ricordo bene quando chiesi un foglietto per scrivere velocemente la ricetta al ristorantino sul lungomare dove stavamo cenando e dove tornammo anche altre sere.

Rileggendo la ricetta mi è venuta subito l’acquolina così ho deciso di rifarla la sera stessa e poiché la trovo una valida e gustosa alternativa alle classiche patate al forno ve la propongo.

E’ una ricetta semplicissima e di sicuro effetto della cucina tradizionale greca.


In fondo a chi non piacciono le patate? Provatele anche così e non ve ne pentirete ;) 


PATATE ALLA GRECA


INGREDIENTI

6/7 patate grandi
100 ml di succo di limone
80 ml di olio evo
220/250 ml di brodo vegetale (meglio prepararlo un po' prima in modo risulti tiepido)
origano q.b.
timo q.b.
aneto q.b.
sale e pepe q.b.


Lavare e tagliare le patate a spicchi (se bio consiglio di lasciarle con la buccia) e riporle in una teglia o pirofila da forno.

Condirle bene con tutti gli aromi e le spezie (timo, aneto, sale, pepe, origano). 
Ovviamente se freschi (timo, aneto e origano) donano un sapore unico.

Unire gli ingredienti liquidi (olio evo, brodo e succo di limone) in una caraffa e mescolarli ben bene.

Versarli nella teglia sulle patate in modo da bagnarle completamente.

Infornare a forno caldo a 250° per circa 45’ o 60’ a seconda del vostro forno.

Consiglio di rigirare le patate a metà cottura circa.

Ottime anche consumate fredde il giorno dopo!  



BUON APPETITO ^_^

venerdì 15 gennaio 2016

Sua maestà "Il Sedano Rapa arrosto"

E dopo il grande successo nel mondo veg ottenuto dallo chef Jamie Oliver non potevo esimermi dal non pubblicare anche io come tanti altri food bloggers la versione del mio sedano rapa arrosto.


Il sapore del sedano è molto persistente quindi se non ben aromatizzato può non piacere a tutti. Io consiglio di aromatizzarlo ben bene e di accompagnarlo con un contorno o una salsina ben definiti nei sapori.


SEDANO RAPA ARROSTO



Preriscaldare il forno a 180°/200°.
Prendere il sedano rapa e lavarlo bene ben con la spazzolina. Non sbucciarlo (quindi meglio prediligere coltivazioni sicure o bio). 
Tagliar il ciuffo e le radici: in questo modo resterà anche in piedi.

Preparare un condimento con:
olio evo
sale
pepe misto
aglio in polvere
prezzemolo fresco tritato
rosmarino fresco
salvia fresca tritata

e lasciar riposare.

Nel mentre bucherellare tutto il sedano rapa con fori non troppo piccoli (io ho usato uno di quegli spiedi di metallo che ha la punta di qualche millimetro) e posizionarlo nella carta alluminio leggermente incurvata  per far sì che non si disperdan liquidi.
A questo punto con un pennello cospargere ben bene il sedano rapa del condimento preparato prima avendo accortezza di far entrare l’olio aromatizzato anche nei fori. Farlo da un lato ben bene e poi capovolgerlo e ripetere l’operazione anche dal lato opposto cospargendo gli aromi un po’ ovunque. Chiudere il cartoccio di alluminio con sedano rapa ben condito al suo interno e metterlo in una teglia. Infornare. Dopo circa 25/30 minuti aprire il cartoccio e capovolgere il sedano rapa; richiuderlo e rinfornare per altrettanti minuti.
Per capire quando è cotto far la prova della forchetta, ma non esagerate deve comunque potersi tagliare come un arrosto ; quindi badate a non spappolarlo!
A questo punto togliere il sedano rapa dal forno e lasciar raffreddare senza aprire il cartoccio per una decina di minuti almeno. 
Aprire e tagliarlo a fette 1 cm circa anche meno e impiattare irrorando con cura ogni fetta con il sughetto del cartoccio. 
Servire bello caldo.

Si può servire con patate speziate al forno (ad es. con curry e paprika) oppure con funghi in padella leggermente cremosi e un po’ piccanti. C’è chi lo serve con una salsina all’aglio. Ad ognuno i suoi gusti insomma.



martedì 17 novembre 2015

ZUCCA MARINATA

zucca Hokkaido
INGREDIENTI
(dosi per 4 persone)

1 zucca dolce (tipo hokkaido)
1 spicchio d'aglio o aglio in polvere
peperoncino
aceto di mele
olio evo
sale
menta fresca (ma va bene anche quella essiccata)



Sbucciare (in realtà operazione facoltativa perchè questo tipo di zucca ha la buccia commestibile e assai tenera, nel caso però siate sicuri esser BIO) e privare dei semi la zucca .Tagliarla a fettine sottili di circa ½ cm.
Scottare le fette per circa 5 minuti per lato sulla piastra o la griglia.

Nel frattempo preparare la marinatura mettendo in una ciotola l'olio, l'aglio in polvere (io lo preferisco a quello fresco perchè lo trovo più digeribile e meno "invadente" nell'alito; infatti non si sente nulla), il peperoncino, la menta (se fresca è bene pestarla nel mortaio e tritarla col coltello), l'aceto e il sale (meglio se marino ed integrale oppure dell'himalaya).
Mescolare ben bene ed assaggiare e nel caso correggere il gusto.
quando la zucca è ben scottata versarla creando più strati in un piatto capiente o in una teglia e versarvi sopra la marinatura avendo cura di irrorare bene ed in egual modo tutta la zucca. Volendo si può procedere anche a strati .
Lasciar riposare per mezz'ora circa e poi servire :D



Io qui l'ho proposta con un purè di rapa davvero fenomenale ( trovate la ricetta QUI ). 

BUON APPETITO

lunedì 9 novembre 2015

"Scaloppine" di sedano rapa alla pizzaiola


INGREDIENTI:

1 sedano rapa
1 barattolo di pomodorini (io li preferisco al normale sugo o pelati)
1 cipolla o 1 spicchio d' aglio
olio evo
sale rosa q.b.
sale grosso marino integrale (solo per la marinatura)
succo di mezzo limone (facoltativo)
1 manciata di capperi
pepe o peperoncino q.b.
origano
3-4 foglioline di basilico fresco


Prendete un sedano rapa, lavatelo ben bene con la spazzolina e se è bio o del contadino di fiducia lasciateci la buccia almeno in parte.
Tagliatelo a fettine spesse meno di 1 cm e lasciatelo marinare in olio evo, succo di limone (facoltativo) e sale grosso (di questo ne pasta poco).
Massaggiate le fette un po' con le mani e fate riposare per almeno mezz'ora.
Prendete una padella antiaderente ed adagiatevi le fettine di sedano rapa con un filo d'olio evo, un po' di cipolla o aglio (a seconda dei gusti), origano, sale rosa, pepe o peperoncino (sempre a seconda dei gusti) e qualche cappero tritato. Lasciate rosolare da ambo i lati per qualche minuto e poi aggiungete della passata di pomodoro. Regolate nuovamente di olio,sale e aromi se necessario e fate cuocere a fuoco basso fino a che il sugo non rapprende ben bene.
In ultimo aggiungere qualche fogliolina di basilico.

NG (NOTAGUSTO): Volendo potete panare le fettine di sedano rapa dopo la marinatura prima di passarle in padella con farina di mais fioretto (senza glutine) che rimane bella croccante. Panatele almeno 2/3 volte. Essendo le fettine già bagnate dalla marinatura non occorre altro perchè la panatura di mais si attacchi bene.

giovedì 30 luglio 2015

Super grigliata!

In estate si sa la grigliata la fa da padrone.
Soprattutto nella mia zona è quasi un rito quotidiano, non a caso spesso e volentieri si sentono dai vicini aromi o sfrigolii nell'aria anche durante i pranzi infrasettimanali.
Abitudine assolutamente di ottima e piacevole condivisione sociale che posso approvare e condividere, ma certamente non salutare!
Certo se i vostri amici propongono una bella grigliata in compagnia un vegetariano o peggio ancora un vegano viene spesso escluso di default: ora io mi domando perchè??
Ebbene per sfatare questo mito - che per inciso trovo alquanto limitato e di semplice risoluzione - ho deciso di proporre io una bella grigliata ai nostri amici :D
Devo dire che alla fine la cosa ha entusiasmato parecchio, ma soprattutto nessuno è andato via con fame o delusione o peggio ancora dovendo mangiare qualcosa di non gradito.
E nessuno - cito: "ha mai mangiato una grigliata così colorata e leggera, ma saporita"-

Quindi il mio consiglio è: non abbiate timore, liberate la fantasia, giocate coi sapori come solo noi VEG "abili conoscitori di spezie e aromi" nonchè "maghi" secondo certuni sappiamo fare :D

Allora? Che aspettate?
Fuoco alle braci e buon appetito!!

batate (patate dolci), zucchina classica e gialla, cipolla rossa di Tropea,
peperone giallo e rosso, funghi champignon


Per condire ho scelto una sorta di marinatura che ho spennellato ripetutamente sugli spiedini prima e durante la cottura fatta con: 
olio evo
sale rosa
pepe misto tritato
aglio in polvere
rosmarino fresco tritato 
origano
(*) ottimi da usare anche basilico fresco o menta con la frutta grigliata e condire con aceto balsamico YUM

polenta, zucca, pomodorini, prezzemolo fresco, cipolla e zucchine







Una variante che ho visto esser molto apprezzata è quella fatta coi cubotti di polenta.
Fate la polenta nel modo classico poi la versate bella calda in una teglia ricoperta di carta forno e la stendete ben bene con una spatola. La lasciate freddare bene bene e la togliete con cura dalla teglia (capovolgetela). A questo punto la tagliate a cubotti e li infilzate negli spiedini.














Altra bella idea è quella di usare anche pannocchie che sono particolarmente gustose come in questa foto oppure di fare singoli "gusti" come tutto patate o tutto pomodorini, o tutto funghi .






Altra marinatura di grande sapore è quella fatta con:
olio evo
salsa di soia (per il gluten free usare la tamari)
semi di sesamo







Naturalmente non dimentichiamo che sulla griglia anche la frutta è squisita.
Ricordate che tempo fa avevo proposto l'ananas ??
Eccolo qui :
per il condimento qui avevo usato:
cannella
succo di lime
olio evo
sciroppo d'agave





Ma perchè non un avocado o una pesca tagliati a metà e messi capovolti per circa 5 minuti??
E poi entrambi hanno quella bella cavità al centro...perchè non riempirla di una gustosa salsa o di una pallina di buon gelato alla frutta?
Oppure una bella salsa ottenuta con zucchero caramellato o sciroppo d'agave e menta fresca.

La prossima volta che avrò a disposizione le patate viola non voglio lasciarmi scappare la possibilità di gustarmi questo arcobaleno meraviglioso. Guardate qua che bellezza!! <3

NIENTE EGUAGLIA LA NATURA...

NEI SUOI COLORI..

NEI SUOI SAPORI..

MA SOPRATTUTTO SENZA FAR MAI DEL MALE A NESSUNO.






Ancora in crisi quando vi proporranno una grigliata?? Io credo di no ;)